Sul filo delle Storie…

“C’era una volta”, qualcuno aveva detto, e una storia s’era impigliata alle orecchie di Silvia, una bambina con gli occhi scuri color della castagna  e nel cuore il frullar d’ali delle farfalle.

 

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Così si apre l’albo illustrato Per filo e per segno scritto da Luisa Mattia e illustrato da Vittoria Facchini, edito da Donzelli. Le storie si impigliano alle orecchie di Silvia come fossero fili…lei sa ascoltarle, le raccoglie, le custodisce, se ne prende cura. E le storie crescono: salgono dal cuore, dalla mente, dalle ore. Tante, troppe da ricordare. Silvia però non si arrende, va dalla sarta del paese per chiederle in dono dei fili, li annoda e li intreccia fino a farne una rete.

Ogni volta che da una bocca, da un gesto, da un segno nasceva una storia, Silvia lanciava la sua rete e la pescava come un pesce nel ruscello…

La determinazione di Silvia non si ferma, va dal pescatore per l’inchiostro di seppia, e dal cenciaiolo, per la stoffa… ecco che le storie si fanno parole, parole da leggere e da ascoltare, parole da condividere e donare a chi più le sa ascoltare… i bambini. Saranno proprio loro, quando le storie rischiano di scomparire, a salvarle, a ricucirle, per non perderne il filo. Filo che si fa materia, prende vita, grazie alle coloratissime e vivaci illustrazioni di Vittoria Facchini, che unisce il disegno a vera stoffa, fili e nastri.

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Per filo e per segno, Luisa Mattia e Vittoria Facchini, Donzelli editore, 2012.

Ho amato questo libro fin dal primo momento in cui l’ho notato nella biblioteca del mio paese, l’ho sfogliato seduta sui banchi colorati della sezione Infanzia, l’ho letto sul divano e poi ancora sotto il piumone. Il filo di questa storia si è impigliato anche al mio di orecchio e non ho potuto fare a meno di parlarne. Perché sono convinta che le storie ci appartengano, non solo a chi piace leggerle o ascoltarle, ma in quanto esseri umani. Leggere una storia a un bambino non è molto diverso da leggerla a un adulto: sebbene le esperienze siano diverse, le emozioni sono le stesse. Stessa è la paura, la rabbia, la gioia, nonostante possa essere diverso ciò che la provoca. Le storie di adulti e bambini si intrecciano in un unico grande filo: la sola, fondamentale, differenza sta nella responsabilità di noi grandi.

Al mattino, sentì un lieve bussare alla porta. Aprì. Si ritrovò davanti i bambini del paese. Tutti. Qualcuno aveva in mano un pezzetto di filo colorato. Altri portavano i cenci di tela su qui erano scritte le storie.

Da piccolina caddi in una pagina…

Il 2 dicembre è stato il mio compleanno. Parlando con un’amica ho pensato che sarebbe stato un bel regalo scrivere il primo articolo del mio nuovo blog quel giorno. Ma così non è stato… i festeggiamenti, gli auguri, i regali… non ero pronta, o forse lui non era pronto per me. Ma oggi, dopo che questa pagina bianca mi ha fissato a lungo, le parole sono uscite, sono scivolate fuori dal cuore e dalle dita per posarsi proprio qui: un posto che mai avrei pensato potesse esistere.

Il mio destino probabilmente era segnato fin da piccola, circondata da libri e riviste, in compagnia di mia nonna mi perdevo spesso tra le pagine dei libri (ecco il perché del titolo di questo articolo).* Non che mi dispiacesse, anzi… le storie che mi raccontava e che poi leggevo da sola una volta iniziata la scuola erano per me uno dei tanti momenti che bramavo appena rientrata a casa. E che spiega i miei tragici pianti arrivati al momento di tornare da mamma e papà, tanto che a volte erano costretti a lasciarmi dormire da nonna.

Beh, sicuramente ha influito anche il mio trascorso da figlia unica: tornare a casa e avere solo la nonna con cui giocare, nonostante i suoi coraggiosi tentativi, non è di certo la principale aspirazione per un bambino. I libri diventavano così un mondo in cui incontrare personaggi meravigliosi che prendevano vita anche fuori dalle pagine, che mi accompagnavano a scuola, al parco, sotto le coperte, ovunque. Certo, giocavo con gli altri bambini, e a quel punto i miei piccoli amici si nascondevano per un pò nella tasca dei miei pantaloni, sotto il cuscino, nell’armadio o in qualsiasi altro posto adatto alla loro misura, in attesa del mio ritorno.

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Crescendo, ho scoperto che i personaggi dei libri crescevano con me: non mi accompagnavano più ovunque, ma la sera, sotto il piumone caldo, ricomparivano…E ancora oggi, quando meno me l’aspetto, ritornano. Forse sono loro che mi hanno spinta a dedicarmi a questo posto, a condividerlo con voi. Forse qui riusciranno a prendere voce, non solo quelli passati, ma anche i nuovi, perché possano fare compagnia anche a voi per un giorno, un mese o una vita intera.

*Il primo libro di cui parlerò, non a caso, è Da piccolino caddi in una pagina, scritto da Antonio Ferrara e illustrato da Lucia Sforza per la casa editrice Artebambini, che ne parla così:

Di cosa si tratta? Di un libro che parla del desiderio (a volte precoce, a volte tardivo) di scrivere, di mettere in fila su una pagina parole ed emozioni. Si tratta di un finto saggio che rinuncia volontariamente al tagliente e gelido linguaggio filosofico, cercando di rimanere morbidamente letterario.

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Ecco, direi che non c’è descrizione migliore per questa splendida opera d’arte. L’idea che sia scritto come un abecedario letterario mi ha sempre affascinato moltissimo, per non parlare delle illustrazioni, una per ogni lettera dell’alfabeto. Amo questo libro perché sa esprimere alla perfezione l’intensa bellezza e difficoltà dello scrivere.

Il sole trova una finestra aperta, la scrittura ti si presenta all’improvviso come una vecchia ragazza, giovane ed esperta, saggia e bellissima, e ti sorride. Sta davanti al mare. Arriva con in mano un vassoio col caffè caldo. Per te. Ovunque si posa una bellezza senza fine. Appoggi una mano sul suo braccio che regge il vassoio. Le porcellane tremano, il suo cuore pure. Nelle tazze si raffredda il caffè. Si scaldano le parole. La storia comincia.

Il mio caffè qui si è freddato. A presto

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Da piccolino caddi in una pagina. Abecedario letterario, Antonio Ferrara, Ed. Artebambini, 2011, Bologna, pp. 79.

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